Lettera aperta a Mons. Della Casa
“Conciò sia cosa che …”
Eh sì ci vuole una grande sense of humor per incominciare
così, caro Giovanni!
Anzi no, scusa, perché se ti chiamo così sei
capace di arrabbiarti e dirmi:
“Gli hanno nome Giovanni tutti
quanti.
Cosí qualche intelletto di cavallo,
Barbier o castra porci o cava denti
Sempre han viso d'aver quel nome, ed hallo. “
Con il tuo spirito da toscanaccio verace.
Allora diciamo, caro “vescovaccio”
, come ti definivi tu stesso, che mi sei molto simpatico
e mi sembri, a cinquecent’anni dalla nascita, estremamente
moderno e vicino.
A cominciare dai tuoi anni giovanili quando frequentavi
l’Università di Bologna, e poi a Roma, pur
senza riuscire a laurearti, forse perché troppo preso
dalla vita goliardica.
Infatti chi, se non un goliardo doc dell’Alma
Mater potrebbe scrivere dei versi come quelli del Capitolo
sopra il forno:
“Io per me rade volte altrove
il metto,
Con tutto ch'il mio pan sia pur piccino,
E'l forno delle donne un po'grandetto.
Benché chi fa questo mestier divino,
Sa ben trovar, dove l'hanno nascosto
Colá dirieto un certo fornellino,
Ch'è troppo buon da far le cose arrosto:
Cuocere, come a dir, pasticci e torte,
Non si può dir, quanto fa bene e tosto.”
Eh sì, lasciatelo dire da un ex
Patrizio della Balla dell’Oca,
ci sento la mano del Goliardo di razza.
Ma anche la tua decisione improvvisa di lasciare lo studio
impostoti della giurisprudenza per gettarti nello studio
di Cicerone e del greco mi sembra una contestazione, come
diremmo oggi.
Ma non ti inorgoglire troppo: anche la smania di far carriera,
diventando prima chierico e poi vescovo e per un pelo cardinale
è qualcosa che ti lega, forse più di quanto
vorresti, al nostro tempo, rendendoti un vero yuppie ante
litteram.
Tutto sommato eri di famiglia nobile, benestante,canonico
già a sette anni, avresti potuto vivere la tua vita
tranquilla, magari occupandoti ogni tanto dell’infornare
come dicevi tu, aiutato da una bella fornaretta.
Invece in tutta la tua vita ti sei dannato sgomitando (gratiosamente,
of course!) in un vano sforzo, come dicesti tu stesso:
“Or pompa ed ostro, ed or
fontana ed elce
Cercando, a vespro addutta ho la mia luce
Senza alcun prò, pur come loglio o felce
Sventurata, che frutto non produce…”
Ma per venire alla tua opera più importante, quella
che ti ha dato la fama imperitura, ebbene anche qui, nonostante
quella frase iniziale che non piaceva all’Alfieri,
tanto da fargli gettare il libro dalla finestra (ma un nevrotico
come lui non poteva coglierne lo spirito sottile!) il carattere
è assolutamente attuale.
Il tuo libro potrebbe anzi essere tuttora un ottimo manuale
di pubbliche relazioni, perché insegna in tutti i
particolari come rendersi accettabili ed amabili dagli altri,
senza rinunciare tuttavia a mantenere una propria personalità.
Certo forse oggi non potresti usare quel tono scopertamente
pedagogico, perché i giovani non lo accetterebbero
più, ma ti basterebbe vedere un paio di trasmissioni
della Maria De Filippi per capire come ottenere lo stesso
risultato con un altro tono.
Ma l’aspetto che trovo più attuale in te è
l’ideale di gradevolezza sociale.
Vero è che oggi quella caratteristica di accettabilitilità
da parte del gruppo è ottenuta più dal seguire
la moda, che dallo sfoggiare dei comportamenti gradevoli
come pensavi tu.
Quello che è cambiata assolutamente è la composizione
e la stratificazione della società.
Non esiste più una classe nobiliare e le differenze
di classi sociali si sono comunque molto attenuate, mentre
hanno mantenuto tutta la loro importanza e forse l’hanno
aumentata, quelle socio-economiche e si sono affermate grandi
differenze fra le classi d’età.
La tua posizione rimane tuttavia assolutamente valida anche
nei confronti della moda :” Ben vestito dee andar
ciascuno secondo sua condizione e secondo sua età….E
se tutta la città averà tonduti i capelli,
non si può portare la zazzera o dove gli altri cittadini
siano con la barba, tagliarlati tu, perciocché questo
è un contraddire gli altri, la qual cosa, cioè
il contraddire nel costumar con le persone, non si dee fare
se non in caso di necessità ….Non è
dunque da opporsi alle usanze comuni in questi cotali fatti,
ma da secondarle mezzanamente,
acciocché tu solo non sii colui che nelle tue contrade
abbia guarnaccia lunga fino in sul tallone, ove tutti gli
altri la portino cortissima…”.
E più avanti: ”I tuoi panni convien che siano
secondo il costume degli altri di tuo tempo o di tua conditione,
per le cagioni che io ho dette di sopra; ché
noi non abbiamo potere di mutar le usanze a nostro senno,
ma il tempo le crea, e consumale altresì il tempo”.
L’unica vera differenza è
che oggi i giovani non si adeguano allo stile sociale tout
court, ma a quello del loro gruppo d’età, che
spesso è provocatoriamente opposto a quello del gruppo
degli adulti.
Spesso i giovani contemporanei tendono
a seguire passivamente le mode del gruppo per non venirne
isolati,ignorando quel “mezzanamente”
in cui si racchiude tutta la tua saggezza classica, con
l’invito a conservare sempre un minimo di personalità.
Ecco questo è l’aspetto
più prezioso del tuo insegnamento, che va recuperato
per impedire la perdita di personalità causata dalla
globalizzazione ( che minaccia soprattutto i giovani, ma
non solo loro) e contemporaneamente anche la tentazione
di rifiutare ogni influenza sociale.
Tu non potevi certo prevederlo, ma oggi
il forte condizionamento dei mass media ed in particolare
della moda suscita reazioni opposte fra i giovani: alcuni
seguono abbastanza pedissequamente i modelli proposti (o
imposti); altri si chiudono in forme di protesta, più
o meno punk, che provocano una frattura con il resto della
società (come avevi esattamente previsto tu), e fa
sì che il giovane abbia praticamente dei i rapporti
sociali solo con la cerchia dei compagni, interrompendoli
o rendendoli particolarmente difficili, proprio a causa
di “quello sconcio e sconvenevol modo” da essi
provocatoriamente tenuto.
Per fortuna naturalmente non è una situazione generale,
ma proprio richiamandoci al tuo insegnamento dovremo cercare
di affrontarla.
Dimenticavo nella tua vita c’è
un altro aspetto importante: quello dell’Index
Librorum Prohibitorum, di cui fosti parte importante
a Venezia: ebbene vorrei poterti dire che questa tentazione
censoria di bloccare le idee è assolutamente assente
nella nostra società. Vorrei……
Gianluigi Pagano
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